Il libro

Perché una storia così particolare come quella di un trapianto ci riguarda tutti?
Per quale motivo può interessare anche chi non ha vissuto questa esperienza?
Forse perché nella vita di molti di noi avviene, prima o poi, un qualche evento traumatico che per la sua gravità o importanza segna il confine tra un prima e un dopo.
Un evento-spartiacque.
Un ostacolo che siamo costretti ad affrontare.
Una prova difficile da superare.
Dobbiamo trovare il coraggio, dobbiamo cercare di non avere paura.
Dobbiamo utilizzare tutte le nostre energie, senza risparmiarci, senza se e senza ma.
Dobbiamo lanciare il cuore oltre l’ostacolo e nutrire la speranza.
Non ci sono alternative: dobbiamo essere forti anche se ci sentiamo fragili. E quando accettiamo la nostra fragilità, i nostri difetti, i nostri lati deboli e i punti oscuri, allora (e solo allora) possiamo andare avanti sperando di farcela.
Quando l’ostacolo è superato ci accorgiamo che la vita, in definitiva, è proprio questo: rimettersi in gioco continuamente, nonostante tutto. Questo è il lavoro più importante. È l’avventura della nostra vita quotidiana.

Ho scritto questo libro come gesto d’amore verso me stessa. L’ho scritto come gesto indulgente verso la nostra umana natura. L’ho scritto con passione, con determinazione. L’ho scritto anche quando non mi sembrava il caso, anche quando le parole tagliavano come un bisturi la materia dei miei pensieri più nascosti. L’ho scritto per raccontare e per il piacere di poter rileggere. L’ho scritto, infine, per intrecciare un filo di seta che mi connetta al mondo e a voi lettori, esseri umani in cerca di storie.

L’ho scritto in forma di diario.

L’ATTESA del trapianto è un periodo duro. È un cammino, di dolore e di paura ma anche e soprattutto di speranza. Nello scorrere dei mesi, mi accorgevo di avere molte energie creative, quelle che ognuno di noi non sa di possedere finché la vita stessa non gli chiede di mettersi alla prova. Nello stesso tempo mi preparavo ad accettare la possibilità di sopravvivere attraverso l’incontro con un’altra vita che si spegne. Tra due vite, appunto.
E in tutto questo giro di pensieri mi preparavo, anche, alla possibilità di dover morire.

IL TRAPIANTO è il momento in cui, concretamente, due vite si incontrano e si intrecciano.  Sono tornata a vivere grazie al dono di un organo da parte di chi, purtroppo, ha incontrato la morte. Grazie al dono, la mia vita ha potuto proseguire.

IL RITORNO è il compito più difficile. Non me lo aspettavo, non ero preparata. Quando tutti tirano un respiro di sollievo, quando tutto sembra risolto, inizia la ricostruzione di una nuova vita, una nuova esistenza dove ogni elemento ha bisogno di essere reinventato: i rapporti con i figli, col marito, con gli amici, con un lavoro che non c’è più, con un corpo che, seppur vivo, va preservato con cura e con attenzione, sempre. Ogni cosa cambia. Ogni cosa si trasforma, si rinnova, riflette una luce nuova. È la rinascita.

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