Il Kintsugi, l’arte della ricomposizione preziosa.

La mia piccola ricerca sulla fragilità mi porta alla parola frammento.

Sul Dizionario Analogico trovo significati che vanno da “pezzo di oggetto rotto” fino alla sua accezione letteraria, cioè frammento come piccola parte di un’opera antica andata quasi tutta perduta o come parte scelta all’interno di un’opera letteraria, una citazione.
Quindi, da una parte, qualcosa che si è rotto (un vaso, un piatto, un cristallo) ma anche qualcosa di prezioso nella sua singolarità derivata dal distacco, dalla rottura, dalla frammentazione.
Allora mi è venuta in mente l’arte giapponese della ricomposizione dei pezzi rotti di una ceramica.
Si chiama Kintsugi che letteralmente significa “riparare con l’oro”.

I frammenti di un oggetto rotto vengono ricomposti attraverso l’utilizzo di un impasto che fa da collante, composto da oro, oppure argento, o altri metalli preziosi. Il risultato finale è un oggetto nuovo, prezioso e unico. Le striature della rottura diventano motivi decorativi dorati e iridescenti. L’oggetto rotto non è solamente aggiustato, si è completamente trasformato diventando un’opera d’arte.Tea_bowl_fixed_in_the_Kintsugi_method

Su Wikipedia leggo “La pratica nasce dall’idea che dall’imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore”.

Penso che mi piacerebbe praticare quest’arte antica. La conosco per averla vissuta, senza saperlo, nella mia carne durante la malattia. Ho incarnato l’arte del Kintsugi durante l’attesa del trapianto e dopo, nella ricostruzione della mia vita. Il vaso rotto è diventato prezioso, lavorandoci intorno, riconoscendo la preziosità di ogni singola ferita, di ogni ineludibile dolore. Di ogni nostra umanissima fragilità. Quelle crepe dorate del vaso ricomposto, le crepe della rottura come segni della fragilità, possono diventare – con pazienza e molto lavoro – il tracciato unico e dorato di una nuova esistenza.

 

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